
Riprendiamo il discorso dei metamateriali, cioè di quelle strutture che si comportano in modo non rispondente alla "logica". Per esempio l'opale ha a certe frequenze luminose un indice di rifrazione negativo: in pratica il raggio luminoso esce dal materiale invece di entrarvi ed esservi deviato (come se l'ombra del bastone nell'acqua flottasse nell'aria e vi venisse dispersa). Il risultato finale è un "giocare" con la luce che permette alla superficie di mostrare colori cangianti: tale effetto sfrutta la diffrazione della luce. La diffrazione è quel fenomeno che si verifica in prossimità di una fessura o di un ostacolo molto piccolo (o meglio: paragonabile alla lunghezza d'onda della luce), per cui la luce crea quel particolare effetto arcobaleno, come negli ologrammi delle carte di credito, o guardando un CD di sbieco, vicino alle tracce.
Uniamo ora un secondo discorso, che è quello della stratificazione, quindi dell'auto-assemblaggio dei materiali, come nella corazza del granchio. Qui l'esigenza di protezione si fonde con la necessità di visibilità, e la superficie mostra un colore che è dato puramente da un'interferenza costruttiva di varie onde luminose con la struttura del materiale.
La natura ha strutture perfette, che arrivano ad essere cristalli fotonici, come i frustuli delle diatomee, ma ha anche strutture stratificate, dove invece l'imperfezione (o per meglio dire la diversità) produce l'effetto. Nel caso delle elitre dei coleotteri (che sono quelle "semi-corazze" che lasciano fuori le ali) strati di chitina a diverso indice di rifrazione (che insomma deviano la luce in modo diverso) provocano quest'interferenza costruttiva, quindi quest'esaltazione del colore. Ed il mistero della natura, a pensarci, nasce proprio da questa sapiente alternanza di ordine e di disordine, oppure di perfezione e di difetti.

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