
Un esempio di come la natura ha la capacità di utilizzare sia la ridondanza, nel senso di fornire più del necessario in modo da garantire un funzionamento molto affidabile, ma con una condotta "economica", è data per esempio da quelle strutture la cui resistenza serve giusto a dare il supporto a ciò che si trova al suo esterno e non di più. Per esempio, la penna del calamaro (in figura) è fatta da un film di chitosano ad alta deacetilazione, quindi molto flessibile, con soltanto un piccolo aumento di spessore al centro, che forma il vero e proprio stelo (o rachide) della penna.
Il chitosano è un polisaccaride come la chitina, quella che forma strutture ben più rigide come l'esoscheletro dei gamberi per esempio, soltanto che eliminando i gruppi acetili, diviene molto più flessibile ed utilizzabile per stare all'interno di un corpo ad alto contenuto d'acqua, come quello del calamaro, senza impedirne i movimenti.
La cosa è suggestiva, perché la natura si serve di queste coppie di sostanze, che sono in realtà una sola, come il sistema chitina-chitosano, od anche i sistemi proteinici, come fibroina e sericina nel baco da seta. Con piccoli cambiamenti di composizione, che riguardano un unico gruppo funzionale (quindi niente additivi o indurenti, come invece avviene sempre nei polimeri di sintesi), si passa da un estremo di rigidezza strutturale ad un altro di adattabilità e flessibilità. Passaggio concettualmente semplice che, nonostante tutto, non siamo in grado di realizzare ingegneristicamente nell'ambito di un unico sistema, se non con un notevole dispendio di energia.

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